Un viaggio nella storia del santuario di Hera e del suo promontorio
Il Museo archeologico nazionale di Capo Colonna nasce per arricchire e completare la visita al vicino Parco Archeologico di Capo Colonna, sede di uno dei luoghi di culto più importanti della Magna Grecia. Il museo espone, infatti, numerosi materiali che raccontano la lunga storia del santuario dedicato a Hera Lacinia e, più in generale, la vita e le trasformazioni del territorio di Capo Colonna nel
... leggi di più >Il Museo archeologico nazionale di Capo Colonna nasce per arricchire e completare la visita al vicino Parco Archeologico di Capo Colonna, sede di uno dei luoghi di culto più importanti della Magna Grecia. Il museo espone, infatti, numerosi materiali che raccontano la lunga storia del santuario dedicato a Hera Lacinia e, più in generale, la vita e le trasformazioni del territorio di Capo Colonna nel corso dei secoli. I reperti più antichi testimoniano la presenza di edifici sacri sul promontorio sin dall’età arcaica (VII-VI secolo a.C.) e che precedono la costruzione del grande tempio di età classica (V secolo a.C.), di cui il museo espone i resti architettonici e offre una ricostruzione di come doveva apparire in antico. Numerosi materiali consentono di ricostruire la figura della dea Hera, delle pratiche religiose e i doni votivi offerti dai pellegrini in segno di devozione. Nel corso dell’età ellenistica e poi di quella romana (IV-II secolo a.C.), il santuario e il territorio del Lacinio vissero nuove fasi storiche, con mutamenti negli edifici pubblici, nelle produzioni artigianali e nei commerci. Il percorso museale restituisce così un quadro vivace della vita quotidiana e delle relazioni economiche e culturali che animavano questo tratto di costa ionica.
Infine, lo sguardo si sposta idealmente verso il mare: nelle acque di Capo Colonna, frequentate fin dall’antichità, si verificarono numerosi naufragi. Le ricerche subacquee hanno permesso di recuperare relitti e carichi, dei quali il museo espone oggi i reperti più significativi, completando un racconto che intreccia terra e mare, culto e vita quotidiana, memoria e archeologia.
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