Frammento di fregio figurato con testa maschile
Dove
Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide
Località Casabianca – Frazione Sibari
87011 – Cassano All’Ionio (CS)
Descrizione
Il frammento faceva parte di un fregio architettonico, ossia di una fascia orizzontale posta fra le colonne e il tetto dell’edificio, a scopo decorativo. In questo caso, la decorazione era realizzata
... leggi di più >Il frammento faceva parte di un fregio architettonico, ossia di una fascia orizzontale posta fra le colonne e il tetto dell’edificio, a scopo decorativo. In questo caso, la decorazione era realizzata ad altorilievo figurato, cioè con figure scolpite sporgenti dal fondo, che rappresentano scene narrative o simboliche. La testa appartiene alla raffigurazione di un personaggio maschile che doveva partecipare alla rappresentazione. Il soggetto è rivolto verso destra, con il capo leggermente inclinato in avanti. I tratti somatici sono quelli tipici dell’arte di età arcaica: il viso è allungato e incorniciato sulla fronte da una capigliatura a riccioli, disegnata in maniera rigida e schematica, che fuoriesce da un nastro, su cui probabilmente appoggiava un elemento ornamentale in altro materiale che copriva il retro del cranio, forse un elmo in metallo. Gli occhi sono sporgenti e a forma di mandorla, con sopracciglia ben definite; il naso è appuntito, le labbra sono socchiuse e descrivono una leggera curva verso l’alto che restituisce il lieve sorriso che in gergo tecnico viene definito “sorriso arcaico”. Sulla superficie in pietra sono presenti macchie scure, identificabili come tracce di bruciatura. Al momento del rinvenimento il frammento presentava ancora segni di colore: azzurro verso il fondo e fra i capelli e la nuca, rosso sul nastro che cinge la capigliatura.
Questa testa maschile rappresenta uno dei ritrovamenti più significativi effettuati durante le prime campagne di scavo nella Piana di Sibari, avviate da Umberto Zanotti Bianco nel 1932. Il suo rinvenimento – insieme ad altri frammenti di un fregio figurato oggi conservati nel museo – consentì all’archeologo di confermare che l’area indagata, situata nei pressi di una colonna affiorante dal terreno melmoso della palude, corrispondeva al sito dove giacevano i resti sovrapposti delle tre città di Sybaris, Thurii e Copiae, fino ad allora mai individuate con certezza.
A pochi centimetri dalla colonna, chiaramente appartenente a un edificio di epoca romana, a una profondità di circa 2,80 metri, furono trovati ceramica e frammenti architettonici riconducibili all’età greco-arcaica, che rappresentarono la prova tangibile della stratificazione urbana nota dalle fonti storiche e letterarie.
La testa offrì a Zanotti Bianco un’ulteriore conferma della sua ipotesi: le tracce di combustione visibili sulla superficie indicavano che il frammento probabilmente proveniva da un edificio distrutto da un incendio nel corso della devastazione del 510 a.C., quando la colonia greca di Sibari fu annientata da Crotone.
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