Il territorio controllato dall’antica Kroton, noto come chora, si estendeva tradizionalmente tra il medio e basso corso dei fiumi Neto, a nord, e Tacina a sud; i suoi limiti raggiungevano la costa tra Capo Colonna e Le Castella, a est, e le propaggini della Sila, a ovest. Tuttavia, i rapporti con le popolazioni indigene presenti in questo ampio territorio rendevano difficile tracciare confini precisi. L'influenza di Crotone si spingeva, infatti, anche oltre la foce del Neto, raggiungendo l santuario di Apollo Aleo a Cirò Marina a nord, la zona di Caulonia, a sud.
Fra le aree più fertili a sud della città vi era quella del Marchesato, dove si trovavano pianure attraversate dai fiumi Tacina ed Esaro, ideali per la coltivazione di grano e cereali: si trattava, molto probabilmente, delle kalai
... leggi di più >Il territorio controllato dall’antica Kroton, noto come chora, si estendeva tradizionalmente tra il medio e basso corso dei fiumi Neto, a nord, e Tacina a sud; i suoi limiti raggiungevano la costa tra Capo Colonna e Le Castella, a est, e le propaggini della Sila, a ovest. Tuttavia, i rapporti con le popolazioni indigene presenti in questo ampio territorio rendevano difficile tracciare confini precisi. L'influenza di Crotone si spingeva, infatti, anche oltre la foce del Neto, raggiungendo l santuario di Apollo Aleo a Cirò Marina a nord, la zona di Caulonia, a sud.
Fra le aree più fertili a sud della città vi era quella del Marchesato, dove si trovavano pianure attraversate dai fiumi Tacina ed Esaro, ideali per la coltivazione di grano e cereali: si trattava, molto probabilmente, delle kalai arourai, le "terre fertili" promesse dall’oracolo a Myskellos, fondatore della città. Questa zona costituiva il cuore agricolo della città, organizzato già dalla fine del VI secolo a.C. in lotti rettangolari, occupati stabilmente da fattorie vicine a sorgenti. Gli scavi hanno restituito anche una necropoli del V secolo a.C., legata alle comunità rurali che ci vivevano, che mostrano un livello sociale ed economico elevato e usanze simili a quelle cittadine.
Altro punto centrale del territorio era il santuario di Sant’Anna di Cutro, attivo almeno dalla seconda metà del VII secolo a.C.
A nord, invece, il paesaggio era dominato da colline e pianori, come le Murge di Strongoli, meno adatti all’agricoltura, ma favorevoli all’allevamento e alla produzione di legna. In quest’area si trovavano importanti insediamenti indigeni frequentati sin dal I millennio a.C. (età del Ferro), come Cirò Superiore, Cozzo Leone e Strongoli, che sopravvissero anche dopo l’arrivo dei Greci. Gli scavi documentano, soprattutto in queste aree, forme di contatto precoce con i coloni achei, testimoniate dalla presenza di ceramiche e oggetti di importazione greca. Dal VI secolo a.C., tali rapporti si intensificarono, come dimostrano i ritrovamenti in abitati e santuari, in particolare nell’area sacra delle Murge di Strongoli.
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