La più ampia e sontuosa delle abitazioni costruite sul promontorio Lacinio in età romana è la domus CRr, costruita nell’ultimo trentennio del I secolo a.C. Eccezionale è anzitutto la sua estensione: attualmente ridotta a m 46,50 x 35 (oltre 1600 mq) a causa delle numerose frane della falesia, doveva inizialmente raggiungere almeno i 2100 mq, occupando forse un intero isolato, all’incirca quadrato. I muri degli ambienti sono quasi tutti costruiti con blocchi quadrati (cubilia) di calcare disposti diagonalmente (opus reticulatum). La domus presenta i caratteri tradizionali delle case romane dell’epoca: dopo il portico di accesso, vi erano in successione un vestibolo, su cui si affaccia un locale per la vendita delle bevande (caupona) con un banco per la mescita in calcare; seguiva un
... leggi di più >La più ampia e sontuosa delle abitazioni costruite sul promontorio Lacinio in età romana è la domus CRr, costruita nell’ultimo trentennio del I secolo a.C. Eccezionale è anzitutto la sua estensione: attualmente ridotta a m 46,50 x 35 (oltre 1600 mq) a causa delle numerose frane della falesia, doveva inizialmente raggiungere almeno i 2100 mq, occupando forse un intero isolato, all’incirca quadrato. I muri degli ambienti sono quasi tutti costruiti con blocchi quadrati (cubilia) di calcare disposti diagonalmente (opus reticulatum). La domus presenta i caratteri tradizionali delle case romane dell’epoca: dopo il portico di accesso, vi erano in successione un vestibolo, su cui si affaccia un locale per la vendita delle bevande (caupona) con un banco per la mescita in calcare; seguiva un ampio atrio rettangolare con vasca per la raccolta dell’acqua piovana (impluvium) e una sala di accoglienza (tablinum), collegati a sale da banchetto (triclinia) o stanze da letto (cubicula) La casa subì numerose ristrutturazioni nel corso del I secolo d.C. e cessò di essere frequentata verso la fine di questo secolo. Tra la fine del II secolo d.C. e l’inizio del III sec. d.C., una piccola porzione venne rioccupata con l’installazione di una fornace, per essere poi definitivamente abbandonata nel corso del III sec. d.C.
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