Oggi, la ricostruzione della storia di Le Castella è resa possibile grazie alla documentazione d’archivio – cronache medievali, atti notarili, registri feudali e relazioni militari – che permettono di seguire con precisione l’evoluzione del sito nei secoli. Senza queste preziose testimonianze, conservate negli archivi di Napoli, Catanzaro e Crotone, sarebbe impossibile comprendere appieno l’importanza strategica e politica di una delle più affascinanti fortezze costiere del Mezzogiorno italiano.
La prima attestazione certa del toponimo Le Castella risale al 1154, quando il grande geografo arabo al-Idrīsī, nel suo celebre Libro di Re Ruggiero (Kitāb Rujār), menziona un luogo chiamato Qas’tal, situato a tredici miglia da Crotone. Questa fonte, di straordinaria importanza,
... leggi di più >Oggi, la ricostruzione della storia di Le Castella è resa possibile grazie alla documentazione d’archivio – cronache medievali, atti notarili, registri feudali e relazioni militari – che permettono di seguire con precisione l’evoluzione del sito nei secoli. Senza queste preziose testimonianze, conservate negli archivi di Napoli, Catanzaro e Crotone, sarebbe impossibile comprendere appieno l’importanza strategica e politica di una delle più affascinanti fortezze costiere del Mezzogiorno italiano.
La prima attestazione certa del toponimo Le Castella risale al 1154, quando il grande geografo arabo al-Idrīsī, nel suo celebre Libro di Re Ruggiero (Kitāb Rujār), menziona un luogo chiamato Qas’tal, situato a tredici miglia da Crotone. Questa fonte, di straordinaria importanza, testimonia come il sito fosse già allora conosciuto e riconosciuto come punto strategico lungo la costa ionica calabrese.
Nel corso del XIII secolo, Le Castella divenne teatro di numerosi eventi militari legati alle lotte tra Angioini e Aragonesi. Durante la Guerra del Vespro, nel 1290, la fortezza fu assediata per otto giorni da Ruggero di Lauria, ammiraglio al servizio della Corona d’Aragona, che la conquistò sottraendola a Pietro Ruffo, conte di Catanzaro e sostenitore degli Angioini. Due anni più tardi, lo stesso Lauria vi radunò trenta galere, segno evidente del valore strategico del porto e della rocca, che controllavano un ampio tratto del Mar Ionio.
Con la pace di Caltabellotta (1309), Le Castella tornò sotto la contea di Catanzaro e rimase stabilmente infeudata alla potente famiglia Ruffo, passando di generazione in generazione senza eventi di rilievo fino alla metà del XV secolo.
Le cronache tornano a menzionare Le Castella intorno al 1444-1445, quando il feudo passò sotto il dominio di Antonio Centelles, conte di Catanzaro per matrimonio con Enrichetta Ruffo, ultima erede della casata. Centelles, protagonista delle rivolte baronali contro il re Alfonso d’Aragona, trasformò la fortezza in un importante presidio militare, che divenne teatro di assedi e scontri durante le tensioni tra la nobiltà calabrese e la monarchia aragonese.
Dopo la repressione delle rivolte, Le Castella tornò nel demanio reale. Nel marzo del 1489 il duca di Calabria, Alfonso (futuro Alfonso II di Napoli), accompagnato dall’architetto militare Antonio Marchesi da Settingiano, visitò personalmente la fortezza nell’ambito di una campagna di ispezione delle difese costiere del Regno. La visita testimonia quanto la monarchia aragonese fosse consapevole dell’importanza strategica di questo presidio a mare, collocato in un punto chiave tra il golfo di Squillace e Capo Rizzuto.
Nel 1496 il feudo passò in perpetuum, ciè per sempre, ad Andrea Carafa, conte di Santa Severina, che avviò un vasto programma di riorganizzazione delle fortificazioni dei suoi domini. A Le Castella, Carafa promosse la costruzione di una nuova fortezza a mare, concepita secondo i criteri più moderni dell’architettura militare rinascimentale. Il nuovo complesso inglobava l’antico torrione circolare e presentava un mastio quadrangolare affiancato da quattro bastioni angolari a punta di freccia, tipici delle strutture difensive del primo Cinquecento, progettate per resistere ai colpi delle artiglierie.
Il declino della fortezza iniziò già nella seconda metà del XVI secolo. Le ripetute incursioni ottomane e barbaresche lungo le coste calabresi provocarono lo spopolamento del borgo e il progressivo abbandono del sito. Nel 1558, il nuovo feudatario Ferrante Carafa, duca di Nocera, ordinò addirittura lo smantellamento delle fortificazioni, segno di un cambiamento nelle strategie difensive e di una crescente insicurezza nella regione.
Alla fine del Settecento, l’isolotto di Le Castella appare ormai definitivamente abbandonato, ma le sue rovine continuano a evocare il passato glorioso di un luogo che fu crocevia di commerci, guerre e potere.
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