Tra le strutture meglio conservate dell’area archeologica di Sybaris-Thurii-Copiae, l’emiciclo-teatro si distingue per dimensioni e complessità architettonica. Si tratta del più imponente edificio pubblico della città, collocato all’incrocio tra i due assi viari principali, orientati rispettivamente in direzione nord-sud ed est-ovest. Questa collocazione non è casuale, ma risponde a un preciso progetto urbanistico che mirava a integrare gli spazi civici nella vita quotidiana della città.
La costruzione dell’edificio risale alla fine dell’età repubblicana, intorno al 50 a.C. In questa prima fase, esso si presentava come una grande struttura a pianta semicircolare, con un colonnato monumentale lungo il lato curvo, formato da colonne lisce sormontate da capitelli decorati a foglie
... leggi di più >Tra le strutture meglio conservate dell’area archeologica di Sybaris-Thurii-Copiae, l’emiciclo-teatro si distingue per dimensioni e complessità architettonica. Si tratta del più imponente edificio pubblico della città, collocato all’incrocio tra i due assi viari principali, orientati rispettivamente in direzione nord-sud ed est-ovest. Questa collocazione non è casuale, ma risponde a un preciso progetto urbanistico che mirava a integrare gli spazi civici nella vita quotidiana della città.
La costruzione dell’edificio risale alla fine dell’età repubblicana, intorno al 50 a.C. In questa prima fase, esso si presentava come una grande struttura a pianta semicircolare, con un colonnato monumentale lungo il lato curvo, formato da colonne lisce sormontate da capitelli decorati a foglie, probabilmente di ordine corinzio. Il lato rettilineo, rivolto verso una delle strade principali, era invece definito da un porticato che fungeva da spazio di accesso e collegamento con il tessuto urbano.
Con il passare del tempo e in risposta ai mutamenti sociali e culturali dell’età imperiale, l’edificio subì importanti trasformazioni. Intorno al 50 d.C., circa un secolo dopo la sua costruzione, venne convertito in un teatro. Il muro curvo fu rialzato e rinforzato con nuove strutture in muratura, necessarie per sostenere il peso delle gradinate (la cavea) destinate al pubblico. L’antico portico su strada venne chiuso e trasformato nell’orchestra, ovvero l’area semicircolare di fronte al palcoscenico riservata agli spettatori di rango elevato, decorata con pavimentazioni in marmi colorati di pregio. La parte opposta dell’edificio fu adattata a scena teatrale: qui si trovava un palcoscenico decorato con pareti absidate e arricchito da una serie di ornamenti scultorei, tra cui statue in marmo e fregi vegetali, segno di un gusto raffinato e di un forte legame con i modelli architettonici di Roma. L’evoluzione dell’emiciclo-teatro riflette quindi non solo il mutare delle esigenze funzionali della città, ma anche il progressivo radicarsi della cultura romana in un territorio profondamente segnato dall’eredità greca. L’edificio, nella sua forma definitiva, rappresenta un perfetto esempio di fusione architettonica e culturale, in cui l’identità locale dialoga con le innovazioni dell’Impero.
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