A partire dal III secolo a.C., la Calabria ionica entrò gradualmente nell’orbita di Roma. La conquista non fu immediata, ma nel corso del II secolo a.C. il territorio venne pienamente integrato nell’amministrazione romana. La fondazione di colonie e municipi, la costruzione di strade e infrastrutture pubbliche, e l’insediamento di veterani trasformarono radicalmente il paesaggio urbano e rurale della regione. Anche i santuari della Magna Grecia, un tempo fulcro della vita religiosa greca, vennero rifunzionalizzati o affiancati da nuove strutture in linea con il modello romano. In questo quadro, anche il promontorio di Capo Colonna, antica sede del celebre santuario di Hera Lacinia, conobbe una profonda trasformazione. Accanto al tempio greco sorse, tra la fine del II e il I secolo a
... leggi di più >A partire dal III secolo a.C., la Calabria ionica entrò gradualmente nell’orbita di Roma. La conquista non fu immediata, ma nel corso del II secolo a.C. il territorio venne pienamente integrato nell’amministrazione romana. La fondazione di colonie e municipi, la costruzione di strade e infrastrutture pubbliche, e l’insediamento di veterani trasformarono radicalmente il paesaggio urbano e rurale della regione. Anche i santuari della Magna Grecia, un tempo fulcro della vita religiosa greca, vennero rifunzionalizzati o affiancati da nuove strutture in linea con il modello romano. In questo quadro, anche il promontorio di Capo Colonna, antica sede del celebre santuario di Hera Lacinia, conobbe una profonda trasformazione. Accanto al tempio greco sorse, tra la fine del II e il I secolo a.C., un piccolo ma organizzato insediamento romano, costruito secondo una maglia urbanistica regolare. L’abitato comprendeva edifici pubblici, spazi produttivi e case di diversa tipologia, dalle abitazioni più semplici a residenze dotate di ambienti decorati e finiture di pregio. Uno degli edifici più significativi di quest’area è il balneum, un piccolo complesso termale pubblico. Al suo interno si conserva un elegante mosaico pavimentale con motivi ornamentali e un’iscrizione latina che ne attesta la costruzione. La dedica è firmata da due magistrati locali, Lucilius Macer e Titus Annaeus Thraso, che, su incarico del senato locale, curarono l’edificazione del balneum. L’iscrizione è databile al I secolo a.C. e rappresenta un documento prezioso non solo per la cronologia, ma anche per comprendere l’organizzazione politica e amministrativa dell’insediamento.
I reperti rinvenuti negli scavi – ceramiche, oggetti d’uso, frammenti architettonici – offrono invece uno spaccato vivido della vita romana sul promontorio. Essi documentano non solo l’evoluzione dell’abitato, ma anche i legami economici e culturali che univano Capo Colonna al Mediterraneo romano, testimoniando la continuità di un luogo sacro che, pur cambiando volto, mantenne nel tempo un ruolo centrale nella storia della Calabria.
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