Sui fondali delle acque intorno al promontorio di Capo Colonna, giacciono relitti e reperti che raccontano secoli di storia, commerci, navigazioni ed interazioni culturali e religiose.
Tra i materiali più significativi ci sono le anfore, i grandi contenitori in terracotta utilizzati per trasportare vino e olio, merci fondamentali nell’economia e nella cultura dell’antichità. Il vino, in particolare, aveva un valore non solo commerciale, ma anche sociale e religioso. I relitti individuati lungo la costa crotonese, dal periodo greco a quello romano, documentano il commercio di vino in anfore corinzie, italiche e orientali, e la diffusione delle pratiche del simposio, il banchetto aristocratico legato al culto di Dionisio. Con l’arrivo dei Romani, la produzione e il trasporto di vino
... leggi di più >Sui fondali delle acque intorno al promontorio di Capo Colonna, giacciono relitti e reperti che raccontano secoli di storia, commerci, navigazioni ed interazioni culturali e religiose.
Tra i materiali più significativi ci sono le anfore, i grandi contenitori in terracotta utilizzati per trasportare vino e olio, merci fondamentali nell’economia e nella cultura dell’antichità. Il vino, in particolare, aveva un valore non solo commerciale, ma anche sociale e religioso. I relitti individuati lungo la costa crotonese, dal periodo greco a quello romano, documentano il commercio di vino in anfore corinzie, italiche e orientali, e la diffusione delle pratiche del simposio, il banchetto aristocratico legato al culto di Dionisio. Con l’arrivo dei Romani, la produzione e il trasporto di vino si intensificarono, fino a includere anche produzioni locali calabresi, esportate in tutto il Mediterraneo.
Non meno importanti sono le ancore, simbolo della navigazione e della sicurezza in mare. Dalle semplici pietre forate del periodo arcaico, si giunse a modelli sempre più sofisticati con ceppi in piombo, decorati spesso con simboli benauguranti.
Un capitolo affascinante è quello dei relitti carichi di marmi, testimonianza degli intensi traffici che attraversavano il Mediterraneo tra il II e il III secolo d.C. Dai fondali crotonesi riemergono blocchi, colonne e sarcofagi provenienti dalle cave della Frigia e da altre regioni celebri per la qualità dei loro materiali. Il trasporto del marmo richiedeva imbarcazioni robuste, carichi organizzati con cura e una rete logistica che partiva dalle cave imperiali fino ai cantieri edilizi delle città romane. Le iscrizioni su alcune colonne rinvenute nei relitti raccontano persino i dettagli sulla cava di provenienza, l’officina di lavorazione e i funzionari imperiali responsabili.
L’archeologia subacquea permette oggi di ricostruire questo mondo sommerso, offrendo una finestra privilegiata sulla vita economica, religiosa e quotidiana del passato. Le scoperte lungo le coste del Marchesato raccontano storie di commerci, naufragi, tecniche navali e connessioni tra popoli, restituendo al mare il ruolo di grande protagonista della storia antica.
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